a due cose non posso rinunciare: il mare e la cioccolata
Canzone per Natale
canzone per Natale
Le finestre accese e le ombre tutte quante insieme a conversare
nelle strade tetre del quartiere un nuovo centro commerciale
Alberi che puntualmente, giorno dopo giorno, vengono a mancare
Canzone per Natale
soltanto per Natale
Tornò dalle battaglie perse e si dimenticò la strada
poi errando si svagò vagando un po' al museo si scienza naturale
Faceva proprio finta di sapere dove andare!
Sognò di festeggiare
le nozze di Natale
C'è il temporale
e nelle case
la luce si fa artificiale
S'è fatto buio
e si racconta la vera storia di Napoleone
C'è il temporale
e anche se non fosse stato Natale
t'avrei amato uguale
(Morgan, Canzone di Natale
di Marco Morgan Castoldi
da Canzoni dell'appartamento)
Se pensava a lui vedeva solo la sua faccia quel giorno di tre mesi prima davanti alla vetrina di quella libreria; e risentiva solo il tono della sua voce pronunciare poche frasi; e risentiva solo quelle frasi. Aveva dato un aggettivo, in tutto questo tempo, a quella faccia: sarcastica. A quel tono della voce: sarcastico. A quelle frasi: sarcastiche. Quella faccia, quel tono della voce, quelle parole erano state un portone sbarrato davanti alla faccia di lei.
Quel giorno di metà settembre lei avrebbe voluto incontrarlo, più o meno a quell'ora, più o meno da quelle parti, perché quella mattina aveva alcuni giri da fare in centro. Gli aveva mandato un sms la sera prima: "Sono qui ancora domani. Ci vediamo a pranzo o un caffè dopo pranzo? O quando vuoi tu, io mi adeguo". Nessuna risposta.
E allora perché si erano incontrati lo stesso? Sarà stato il caso; o il destino si prendeva ancora una volta gioco di loro. Sarebbe bastato che lei si fosse trattenuta cinque minuti in più in quel negozio, dove aveva comprato un regalo per una coppia di amici che l'avevano invitata a cena, e probabilmente non si sarebbero incontrati; sarebbe bastato che invece di dirigersi a prendere il tram fosse andata verso il posteggio dei taxi nell'altra piazza, e non si sarebbero incontrati.
Quando dall'altro lato della strada aveva notato quella figura di spalle che sembrava lui, pensò: "No, non può essere". Aveva attraversato con le gambe che cominciavano a tremare. Più si avvicinava a quell'uomo che guardava la vetrina della libreria con le mani dietro la schiena e in tasca il Corriere della Sera, e più si rendeva conto che era davvero lui; e più tremava. Si fermò al suo fianco, gli toccò una spalla con un dito per farlo voltare: non le usciva la voce per pronunciare il suo nome, ma forse voleva solo accertarsi che quell'uomo non fosse una proiezione della sua mente.
"Hai visto che ci siamo incontrati?", le disse, guardandola dall'alto in basso e risalendo con lo sguardo, mentre lei continuava a ripetere come una litania: "Non ci posso credere, non ci posso credere". "Dove sei andata?". "A comperare un regalo". "Io ho un appuntanento qui e sono già in ritardo... Quando riparti? Stasera?". "No, domani pomeriggio". "Ah! Ci vediamo a fine mese dalle tue parti.".
Ecco, all'improvviso era tutto chiaro. Lei sussurò un "ciao" e abbozzò un sorriso. Girò i tacchi e s'incamminò per andare a predere il tram. Il bene che gli voleva non sapeva più dove metterlo. Doveva trovargli un'altra collocazione.
Le cose che succedono
non sono mai per caso
le cose a volte parlano
ma solo se hanno un'anima
le cose che ti porti addosso
le cose che spariscono
le cose che vorresti adesso
e che non hai
Ti chiamano
e giocano
a nascondersi
nell'anima
Le cose che nessuno sa
La semplicità è una filosofia
è la capacità di entrare in sintonia
Le cose che desideri
le sanno solo gli angeli
le cose che si rompono
rivelano pericoli
le cose sussurrate a letto
sono quelle che nessuno sa
le cose che hanno dentro il vento
ascolterai
Mi inseguono
e giocano
a perdersi
nell'aria
Le cose che nessuno fa
La semplicità è una filosofia
è la capacità di entrare in sintonia
con tutto quello che gli va
cambiando sempre idea
gli eventi interpreta
è pura sincronia
(Patrizia Laquidara, Le cose
di Mancini, Kaballà, Laquidara
cd Funambola - Ponderosa 2007)
C'è un disco che mi accompagna da più di due mesi, da quando è uscito il 28 settembre: è "Una bellissima ragazza" di Ornella Vanoni. Sarà che è un disco colorato di arancione (e l'arancione è il mio colore); sarà che, tra quelle dodici canzoni, alcune portano la firma di autori che amo molto (Pacifico, Fava, Martinelli); sarà che lei, Ornella Vanoni, è sempre stata la mia interprete preferita (e qui, in alcuni testi, ha messo anche la penna). Sarà per tutto questo e anche più, ma ormai lo ascolto almeno una volta al giorno: mi fa stare bene. E anche oggi, in questo casalingo ventoso pomeriggio romano, è la colonna sonora di questi momenti.
bene così
li fermiamo qui
questa magia
quest'incanto
resta l'idea
che un attimo è durato tanto
bene così
quasi amici
anche se poi
l'emozione
mette radici
in questa storia senza nome
è bello stare vicino a te sentirsi unici tra la gente
parlarti per riscoprire che la vita è un gioco
divertente perchè
perché
non ti ho incontrato prima di una vita fa
ti avrei rubato come non si fa
ti avrei amato
come non sei mai stato
bene così
goccia a goccia
l'eternità
può aspettare
guardami in faccia
c'è un brivido da respirare
è bello chiedersi come mai
anche il silenzio ha un suo movente
gustarti senza assaggiarti mai
mandarti via per averti sempre
perché
non ti ho incontrato prima
prima che gli occhi miei
fossero il mare di ricordi che non sei
perché perché
non ti ho incontrato prima prima che fossi tu
il sogno che non si può sognare più
che i nostri sguardi
dicessero è troppo tardi
forse è tardi
(Ornella Vanoni, Bene così - testo di Ornella Vanoni e Oscar Avogadro per la musica di Mario Lavezzi - cd Una bellissima ragazza)