a due cose non posso rinunciare: il mare e la cioccolata
Quella mattina anche il sole aveva deciso di andare in ferie. Lei si era alzata a fatica; con gli occhi socchiusi aveva spalancato le persiane sul vicolo silenzioso di quasi ferragosto. Stordita dai nuvoloni e dal vento, che le danno le vertigini, aveva cercato conforto in una doppia tazzina di caffè del Nicaragua. Lentamente si era trascinata sotto la doccia e aveva lasciato che l'acqua le scorresse addosso per far scivolare via il sonno e quella strana svogliatezza.
Mezzora, o forse poco più, era restata chiusa in bagno: il tempo di lavarsi, spalmarsi tutte le sue cremine e asciugare i capelli; il tempo necessario perché venissero giù fitti goccioloni che con le finestre aperte si erano fatti strada in soggiorno. Con pazienza aveva preso lo straccio e asciugato l'acqua sul pavimento. Poi aveva telefonato al bed & breakfast dove aveva prenotato una stanza per quel giorno: "Salve, qui sembra autunno. Lì, com'è il tempo?". "Qui c'è il sole, la gente sta al mare", l'aveva rassicurata la locandiera.
Bene. Allora, per stasera, vestito rosso e sandali bianchi: un vestito di cotone, con le bretelline; un vestito semplice, ma luminoso, che le disegnava il corpo esile mettendo in risalto la sua femminilità. In quell'abito si sarebbe sentita a proprio agio nell'incontrarlo. In fondo, era lo stesso modello di quello bianco e nero che lui aveva tanto apprezzato quando si erano visti un paio di settimane prima. Le scarpe però non la convincevano: meglio forse i sandali neri, ma, se avesse dovuto camminare a lungo per le stradine del paese vecchio, dieci centimetri di tacco non sarebbero stati adatti. E così, insieme con il vestito rosso, mise in valigia i sandali bianchi che hanno un tacco più comodo.
Il viaggio era stato un'avventura: pioggia, vento, rami di alberi sull'autostrada. I tergicristalli, ormai da sostituire, grattavano il parabrezza. Anche lo stereo aveva deciso di fare i capricci e i cd da viaggio, quelli che l'accompagnano in automobile in giro per l'Italia, si erano messi a saltellare. Tutto sembrava dirle che sarebbe stato meglio restare a casa.
All'arrivo l'attendevano un cielo nero, gonfio di pioggia, e raffiche di vento. Il maltempo si stava abbattendo anche lì.
Fece un giro per il paese. Voleva telefonargli, ma pensò che l'avrebbe disturbato; e, in fondo, si sarebbero visti un paio d'ore più tardi. Tornata al b&b si sdraiò sul letto a riposare. Poi, dopo la doccia, si preparò per la sera. Certo, con il vestito rosso, avrebbe sentito freddo, ma per fortuna aveva con sé un giubbino di jeans scuro che, tutto sommato, non stava male con quell'abitino, anzi. Ma le scarpe no: quei sandali bianchi, con quel tempaccio, erano proprio sbagliati. Pazienza: quelli aveva e quelli calzò.
Verso le sette e mezza, gli telefonò per chiedergli dove fosse, perché le era stato riferito che il maltempo gli aveva stravolto il programma. Il cellulare squillava a vuoto; gli mandò un sms. Nessuna risposta. Eppure lui sapeva che lei era lì. Nell'attesa, lei fece un altro giro per il paese, mangiando ciambelle fritte di farina di patate.
Erano quasi le nove quando riprovò a telefonare. Lui stavolta rispose: "Abbiamo rimandato tutto con questo tempo". "Ora dove sei?". "Riunito con gli altri per decidere cosa fare, e tu?". "In giro per il paese, al freddo". "Povero tesoro mio! Ti richiamo tra dieci minuti".
Quella sera, alle nove e mezza, lei rientrò al b&b. Restò ancora un po' truccata e vestita a guardare la tv. Sapeva che non l'avrebbe chiamata, lo conosceva bene, ma le faceva piacere pensare, dopo tutti quei chilometri, che almeno stavolta si stava sbagliando.
Si guardò allo specchio e abbozzò una smorfia di sorriso alla sua immagine riflessa. Slifò l'abito rosso e liberò finalmente i piedi dai sandali bianchi. Indossò la sottoveste di seta, si lavò i denti e andò a letto. Spense la luce. Spense la tv.
La mattina dopo si vegliò alle otto. Aveva dormito quasi dieci ore, lei che di solito ne dorme ogni notte la metà. E di questo meritato riposo a lui sarà per sempre grata.
Ti aspetto nel buio
con l’abito rosso
stretto alle spalle
le scarpe sbagliate.
Non so a chi ti accosti
a chi stringi le mani
ma ovunque rimani
io sono metà.
Perle e cristalli
riunirsi in un filo
compagni di un unico giro
che insieme invecchieranno.
Non spegne l’inverno
non brucia il calore
per chiunque ti vuole
io sono metà.
Richiuderò gli occhi
nel gelo fontane
per quanto sian profondi
i tagli asciugheranno.
Mi tengo i tuoi segni
mi spetta il tuo odore
a chiunque ti vuole
io sono metà.
(Petra Magoni & Ferrucci Spinetti, Io sono metà
di Pacifico, Magoni e Spinetti - cd Musica Nuda 2)