IPSE DIXIT


E' meglio
una delusione vera
di una gioia finta

Giovanni Pellino "Neffa"
Il mondo nuovo


***

Vedi come ci si mette
a volte la vita:
come una sentenza storta
un po' di traverso
e non ti fa passare
né di qua né di là

Carlo Fava-Gianluca Martinelli
dal cd L'Uomo flessibile


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Le illusioni alimentano
ma non sfamano

G.G.Marquez
Nessuno scrive al colonnello


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Cercare un'anima
e trovare un ingranaggio

Sergio Endrigo
Questo è amore


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IL MARE TRAVERSATO

oggi
gennaio 2008
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STO ASCOLTANDO

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Tony Canto
Il Visionario

***
Ornella Vanoni
Una bellissima ragazza


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MaryDiM
La stanza che mi manca


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Carla Boni
Aeroplani ed Angeli


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STO LEGGENDO

La canzone jazzata
Pierluigi "Piji" Siciliani
(Zona)


***
Da madre a madre
Sindiwe Magona
(Gorée)


***

LEGGO

almeno una poesia al giorno
mercoledì, 30 novembre 2005

Taxi notturno a Faenza

Aspettare un taxi che non arriverà mai nella gelida notte di Faenza. Il numero fisso e il cellulare per il servizio notturno non danno risposta: uno squilla a vuoto; l'altro non è raggiungibile. Fa freddo, e tanto, all'uscita dell'Osteria sulla piazza del mercato. E piove.

Sono quasi le tre. L'ultimo dei camerieri ha abbassato la serranda ed è andato via. Non c'è più nessuno, solo noi: tre giovani donne, un uomo, due ombrelli, i cellulari quasi scarichi e il freddo, tanto freddo. E l'albergo è fuori città, vicino al casello dell'autostrada.

Passa un vigilante che controlla gli allarmi dei negozi affacciati sulla piazza. "Scusi, è mezzora che stiamo cercando un taxi. Visto che ha la macchina, può arrivare in stazione a vedere se ce n'è uno in sosta lì?". Il vigilante va, ma quando torna non ci porta affatto buone notizie. La batteria del mio cellulare, intanto, sta per abbandonarmi. Telefono in albergo: il portiere di notte è solo, non può venirci a prendere e ha gli stessi numeri telefonici di taxi che abbiamo noi. Chiamo il 112: "Siamo quattro persone in mezzo alla strada e il servizio notturno dei taxi non risponde. Ci aiuti, stiamo congelando". Faccio appena in tempo a lasciare al carabiniere della centrale operativa il numero di Emanuela e il mio telefono si spegne.

Nel frattempo Stefania prova a fermare le rare macchine, ma senza successo. Il tempo continua a passare, la pioggia continua a cadere e continua a fare freddo, sempre più freddo. Non sento più le dita dei piedi, non riesco a impugnare l'ombrello. Con il cellulare dell'unico uomo del gruppo telefono di nuovo al 112 e avverto il carabiniere che sto per chiamare il 118 chiedendo un'ambulanza che ci porti tutti e quattro al pronto soccorso per principio di assideramento. Lui mi  dice di pazientare ancora un po', che sta cercando di trovare una soluzione.

Stefania, proprio mentre chiudo la comununicazione, quasi quasi si getta sotto le ruote di un'utilitaria di passaggio. Il conducente è costretto a fermarsi. Gli chiediamo di accompagnarci in albergo. Ci guarda inizialmente diffidente.  Gli raccontiamo che stiamo a Faenza per il Mei, il meeting delle etichette discografiche indipendenti, che eravamo stati al teatro Masini per il concerto degli artisti di RadioFandango e poi eravamo andati a cena. Noi parliamo, lui ci osserva, ci studia. Capisce che siamo brave persone disperate. Ci fa salire a bordo e avvia il motore. E' anche simpatico: è il proprietario di una locanda poco distante dall'hotel dove alloggiamo.

Mentre siamo in macchina squilla il cellulare di Emanuela. E' il carabiniere del 112: ci dice di aver contattato il nostro albergo e che il portiere ha chiesto un taxi da Forlì che venga a prenderci. Gli comunico che abbiamo trovato un passaggio. Poi avverto l'hotel che stiamo rientrando e che può disdire la corsa. Quando arriviamo sono le quattro e mezza.

Nel primo pomeriggio, al tassista che ci porta in fiera chiediamo come mai era stato impossibile trovare un taxi in una notte come quella in cui c'erano stati il concerto di RadioFandango e quello dei Nomadi, con tanta gente in giro. Lui ci spiega che in città ci sono 11 taxi e che la notte, a turno, ne fa servizio solo uno, contattabile al cellulare. Beh, peccato che proprio quella notte non fosse stato raggiungibile! Ma a svelarci il mistero è lo stesso tassista che ritroviamo in serata per andare al teatro Masini dove c'è il concerto degli artisti di Cose di Musica: si è informato dal suo collega che era in servizio notturno e questi gli ha detto che siccome stava ricevendo troppe chiamate aveva spento il cellulare ed era andato a dormire.

Mi chiedo e chiedo solo tre cose: 1) non è questa omissione di servizio pubblico? 2) possibile che con un evento come il Mei, con tutto il movimento di artisti, discografici, spettatori e quant'altro, tutta gente che gira soprattutto di notte, non sia garantito un efficiente servizio di taxi? 3) se i tassisti, in una città di provincia come quella, non lavorano in occasioni come queste che spostano gente, quando lavorano?

Conclusione: mi trasferisco a Faenza, mi prendo la licenza per il taxi, faccio la tassista un paio d'anni e poi torno a Roma e campo di rendita.

E, siccome per tutto c'è una canzone, eccone una di quand'ero bambina cantata da Anna Identici (quella di "com'era bello il mio ragazzo col vestito della festa", un povero ragazzo morto sul lavoro, se ben ricordo) e Antoine (quello di "per il pizzo di una sottana ho perduto la tramontana"):

 

Diciotto lunedì
dovevo andare lì
ricordi cuore mio come pioveva
e proprio in quel momento
l'ho visto che saliva sul tassì.

C'è posto anche per me
lui mi risponde sì
se tu per caso vai per la mia strada
perché, perché, perché
la strada si accorciò
perché, perché, perché
siam già arrivati ma perché.

Tassì, tassì, il mio amore è finito lì
tassì, tassì, è finito quel lunedì
io son tornata ancor
in quella strada
per incontrare lui
per incontrare lui
e alla fine di quella strada
era la fine di quell'amor
Tassì, tassì, il mio amore è finito lì.

Mai, mai, mai, io scorderò come pioveva...

Perché, perché, perché
la strada si accorciò
perché, perché, perché
siam già arrivati ma perché.

Tassì, tassì, il mio amore è finito lì
tassì, tassì, è finito quel lunedì.
Tassì, tassì, il mio amore è finito lì
tassì, tassì, è finito quel lunedì...
Tassì, tassì, la la la la la la la la
Tassì, tassì, il mio amore è finito lì

(Tassì, di Argenio-Pace-Panzeri)

postato da: mareecioccolata alle ore 00:44 | link | commenti (8)
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sabato, 12 novembre 2005

Autunno romano

Jeans, una camicia leggera, una giacca: è anche questa Roma, in un sabato di quasi metà novembre. No, non è una giornata che sembra primavera; è soltanto una giornata d'autunno pieno a Roma.

 

Io esco di casa ed è già mattino
e Villa Borghese è ancora un giardino
c'è un fiume che passa nel cuore di Roma
mi fermo sul ponte ed io ti amo ancora.

(Antonello Venditti, C'è un cuore che batte nel cuore)

postato da: mareecioccolata alle ore 16:11 | link | commenti (16)
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mercoledì, 09 novembre 2005

Una camicia e un motorino

E' passato più di un mese da quando questa storia è cominciata. Sono molto arrabbiata, ma cercherò di racontarla con ironia.

Piove, è una sera dei primi di ottobre. Sono le venti passate già da un po' e sto tornando a casa dal lavoro. I soliti tre, quattro giri per le strade del rione in cerca di parcheggio e finalmente avvisto un posto: è tra una macchina e un motorino, il primo di tre messi a pettine. Nella manovra, in retromarcia, essendo lo spazio giusto giusto per ma mia auto, faccio attenzione a non urtare il manubrio del ciclomotore, ma non posso accorgermi che la ruota è girata verso sinistra e quindi più sporgente. La tocco appena, credo con il fanale posteriore destro. Il motorino cade su quello accanto e questo sul terzo. Scendo e chiamo la centrale dei vigili urbani per chiedere una pattuglia. Continua una leggera pioggerella. Roma è nel caos più del solito e i vigili tardano ad arrivare. Aspetto: un quarto d'ora, mezzora, quaranta minuti. Passa la gente, si ferma, osserva la scena: tre motorini a terra fanno un certo effetto.  Passa un carabiniere. Si ferma anche lui e osserva. Gli dico che sono stata io a fare carambola e che ho chiamato i vigili. Lui si complimenta con me per la mia onestà.
Mentre parliamo, vengono verso di noi un ragazzo biondino e una ragazza castana. "Oddio, il motorino!" esclama lei con le mani nei capelli. Vado loro incontro e li rassicuro: "Scusate, è colpa mia. Stavo parcheggiando, ne ho toccato uno e sono caduti tutti. Sto aspettando i vigili".
Ci presentiamo e scopro che siamo colleghi. Il carabiniere intanto è sempre lì e ci aiuta a tirare su i motorini: il primo è del biondino; il terzo, della sua fidanzata.
"Sentite, tanto qui i vigili non arrivano, vediamo cos'è successo, che danni ci sono". La mia proposta sembra ben accolta. Il motorino del ragazzo ha lo specchietto sfilato, ma non ci sono altri danni apparenti; e danni apparenti non ci sono a quello della ragazza. Lascio loro il mio numero di telefono e li invito a chiamarmi il giorno successivo per il risarcimento: "Fatemi sapere quant'è, che pago direttamente senza passare per assicurazione perché anche per un danno minimo  poi mi declassano".
Ci salutiamo tutti e quattro, io, il carabiniere e la coppia di fidanzatini. Richiamo la centrale dei vigili urbani e annullo la richiesta di pattuglia.

La mattina successiva mi telefona il ragazzo: "Ciao, siccome sei stata gentile, e non si trovano persone oneste come te, volevo dirti che non fa niente se non mi dai i soldi dello specchietto del motorino, ma vorrei che mi rimborsassi una camicia che avevo appena comprato".
"Una camicia?"
"Sì, quando sono arrivato, ieri sera, avevo un sacchetto con una camicia. L'ho poggiato a terra per sollevare il motorino e l'ho dimenticato lì. Mi dai novanta euro e stiamo a posto così".
"Scusa, che c'entro io con la camicia se tu l'hai dimenticata?".
"Allora ti porto la fattura del motorino!".
"Sì, basta il preventivo e ti do i soldi. Non so quanto possa costare uno specchietto...".

Il ragazzo richiama la mattina dopo: "Senti, lasciamo stare il motorino, ripagami la camicia. Il motorino chissà quando lo farò riparare, la camicia l'avevo invece comprata per metterla il giorno del mio matrimonio, tra dieci giorni. Mi dai i novanta euro e ti firmo una scrittura privata in cui dico che mi dai quei soldi per la camicia e nulla pretendo per il motorino".
"Ascolta, capisci che io non posso ripagarti la camicia perché non c'entra niente con l'incidente? Capisci che mi stai chiedendo qualcosa di non troppo legale?".
"Invece la camicia c'entra, è una conseguenza. Se tu non buttavi giù il motorino io non la perdevo".
"Dimmi quanto ti devo del motorino e ti do subito i soldi".
"No, allora passiamo per assicurazione, perché il motorino ha anche un danno al parabrezza e pure quello della mia fidanzata ha qualcosa".
"Perché vuoi farmi declassare dall'assicurazione per una stupidaggine? Non ho mai causato incidenti, sono in classe alta, già pago tanto così di assicurazione con la macchina nuova... E poi l'assicurazione ti rimborsa tra sei mesi! Fatti fare un preventivo, saranno cento, centocinquanta euro".
La conversazione va avanti per un po'. Lui insite: o i soldi della camicia o passo per l'assicurazione. Prendo tempo e gli dico che lo richiamerò il giorno dopo. Così faccio.

"Senti, fa' come ti pare, questo è il numero della mia assicurazione. Ma io non faccio una cosa che non mi sembra legale. Mi dispiace solo che tu e la tua fidanzata, e siete pure dei colleghi, invece di apprezzare la mia onesta, me ne sarei potuta andare via e lasciare a terra i motorini, vi stiate comportando così".

Ebbene, la coppia di fidanzatini, ormai marito e moglie e, da quel che mi è dato sapere, in viaggio di nozze da un mese, ha fatto una doppia denuncia in assicurazione, testimoniando l'uno per l'altra: il motorino di lui, secondo quanto scritto nella denuncia, avrebbe riportato la rottura dello specchietto, del parabrezza e del bauletto che non si può più chiudere; il motorino di lei avrebbe avuto la pedana spaccata e scrostature da far riverniciare.

 

Non ho saputo raccontare questa storia con ironia perché sono davvero molto arrabbiata. E s0no pure una carogna: sto raccontando questa storia a tutti i colleghi che incontro, che conoscono il biondino e la moretta e che frequantano i loro ambienti. Ho raccontato questa storia anche al capo di lei, che conosco da molti anni. Ma lei questo non poteva saperlo e appena tornerà dalla luna di miele lo saprà.

postato da: mareecioccolata alle ore 22:17 | link | commenti (12)
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