a due cose non posso rinunciare: il mare e la cioccolata
Non si possono disperdere energie per cercare di capire gli uomini. Bisogna solo imparare a viverli.
Se c'è una cosa che non sopporto è quando Roma sembra Milano. Piove da venerdì notte, senza sosta. Ma quant'acqua ha ancora il cielo da piovere?
Smetterà prima o poi di piovere
Proprio sopra la mia testa
Smetterai anche tu di piangere
Appoggiandoti alla finestra
Passerà questo momento
Questa strana sensazione
Che ci fa sentire soli anche in mezzo alla confusione
Passerà questa paura di restare senza amici
Senza un'avventura
Passerà in un momento proprio come passa il tempo
Prendi tutto e scappa via
Prendi tutto e vai lontano
Se non c'è nessuno pronto a prenderti per mano
Prendi tutto e vola via
Proprio come un aeroplano
Ma porta sempre insieme a te una chitarra una canzone e me
Smetterà prima o poi di piovere
Proprio dentro i miei pensieri
Camminerai senza nasconderti
Dietro i tuoi capelli neri
Passeranno queste nuvole questi giorni addormentati
Che ci guardano soffrire dai vetri umidi appannati
Passerà questa paura di restare senza amici
Senza un'avventura
Passerà in un momento proprio come passa il tempo
Prendi tutto e scappa via
Prendi tutto e vai lontano
Se non c'è nessuno pronto a prenderti per mano
Prendi tutto e vola via
Proprio come un aeroplano
Ma porta sempre insieme a te una chitarra una canzone e me
E Prendi tutto e vai lontano
Prendi tutto e vola via…come un aeroplano
Prendi tutto e scappa via
Prendi tutto e vai lontano
Se non c'è nessuno pronto a prenderti per mano
Prendi tutto e vola via
Proprio come un aeroplano
Ma porta sempre insieme a te una chitarra una canzone e me
Luca Barbarossa, Smetterà di piovere
album: Come dentro un film (1987)
Mi riprendo la mia vita. L'ho trascurata nell'ultimo anno. Comincio da oggi ad avere di nuovo cura di me. Niente più dispersione di sentimenti. Niente più dispersione di energie.
Il manifesto del mio 2008 sarà, anzi, è "La vita che mi merito", un testo scritto da Renato Zero per Ornella Vanoni, una canzone d'amore per la propria vita: "Sei tu davvero l'unica che mi ricorda che è domenica... Sei tu la vita che mi merito, con te perennemente in debito...".
niente regole oggi no
caso mai potrò stupirti lo farò
mi riprenderò il sorriso l'incoscienza l'ironia
quell'espressione atipica la mia
poche chiacchiere vieni o no
se fatichi a starmi dietro capirò
la signora va in vacanza
mette via l'argenteria
la bottega sta chiudendo mi dispiace
sei tu davvero ancora l'unica
che mi ricorda che è domenica
a te dichiaro la mia età
capricci e oscenità
gli strazi della mente
vita mia
fossi mia
niente uomini per un po'
troppo complicati e stanchi ti dirò
quanti amori ho licenziato
ma chissà dov'eri tu
quando sola nelle lacrime affogavo
sei tu che mi stravolgi l'anima
così nevrotica e romantica
ti dai senza pensarci su
forse hai ragione tu
abbandonarsi a volte aiuta
sei tu la vita che mi merito
con te perennemente in debito
di me non ti libererai
io qui ti aspetterò
in tempi di bilanci
vita mia
sono tua
più allegria
caso mai
vita mia
(Ornella Vanoni, La vita che mi merito - testo di Renato Zero / musica di Roberto Pacco e Lorenzo Imerico - cd Una bellissima ragazza)
Canzone per Natale
canzone per Natale
Le finestre accese e le ombre tutte quante insieme a conversare
nelle strade tetre del quartiere un nuovo centro commerciale
Alberi che puntualmente, giorno dopo giorno, vengono a mancare
Canzone per Natale
soltanto per Natale
Tornò dalle battaglie perse e si dimenticò la strada
poi errando si svagò vagando un po' al museo si scienza naturale
Faceva proprio finta di sapere dove andare!
Sognò di festeggiare
le nozze di Natale
C'è il temporale
e nelle case
la luce si fa artificiale
S'è fatto buio
e si racconta la vera storia di Napoleone
C'è il temporale
e anche se non fosse stato Natale
t'avrei amato uguale
(Morgan, Canzone di Natale
di Marco Morgan Castoldi
da Canzoni dell'appartamento)
Se pensava a lui vedeva solo la sua faccia quel giorno di tre mesi prima davanti alla vetrina di quella libreria; e risentiva solo il tono della sua voce pronunciare poche frasi; e risentiva solo quelle frasi. Aveva dato un aggettivo, in tutto questo tempo, a quella faccia: sarcastica. A quel tono della voce: sarcastico. A quelle frasi: sarcastiche. Quella faccia, quel tono della voce, quelle parole erano state un portone sbarrato davanti alla faccia di lei.
Quel giorno di metà settembre lei avrebbe voluto incontrarlo, più o meno a quell'ora, più o meno da quelle parti, perché quella mattina aveva alcuni giri da fare in centro. Gli aveva mandato un sms la sera prima: "Sono qui ancora domani. Ci vediamo a pranzo o un caffè dopo pranzo? O quando vuoi tu, io mi adeguo". Nessuna risposta.
E allora perché si erano incontrati lo stesso? Sarà stato il caso; o il destino si prendeva ancora una volta gioco di loro. Sarebbe bastato che lei si fosse trattenuta cinque minuti in più in quel negozio, dove aveva comprato un regalo per una coppia di amici che l'avevano invitata a cena, e probabilmente non si sarebbero incontrati; sarebbe bastato che invece di dirigersi a prendere il tram fosse andata verso il posteggio dei taxi nell'altra piazza, e non si sarebbero incontrati.
Quando dall'altro lato della strada aveva notato quella figura di spalle che sembrava lui, pensò: "No, non può essere". Aveva attraversato con le gambe che cominciavano a tremare. Più si avvicinava a quell'uomo che guardava la vetrina della libreria con le mani dietro la schiena e in tasca il Corriere della Sera, e più si rendeva conto che era davvero lui; e più tremava. Si fermò al suo fianco, gli toccò una spalla con un dito per farlo voltare: non le usciva la voce per pronunciare il suo nome, ma forse voleva solo accertarsi che quell'uomo non fosse una proiezione della sua mente.
"Hai visto che ci siamo incontrati?", le disse, guardandola dall'alto in basso e risalendo con lo sguardo, mentre lei continuava a ripetere come una litania: "Non ci posso credere, non ci posso credere". "Dove sei andata?". "A comperare un regalo". "Io ho un appuntanento qui e sono già in ritardo... Quando riparti? Stasera?". "No, domani pomeriggio". "Ah! Ci vediamo a fine mese dalle tue parti.".
Ecco, all'improvviso era tutto chiaro. Lei sussurò un "ciao" e abbozzò un sorriso. Girò i tacchi e s'incamminò per andare a predere il tram. Il bene che gli voleva non sapeva più dove metterlo. Doveva trovargli un'altra collocazione.
Le cose che succedono
non sono mai per caso
le cose a volte parlano
ma solo se hanno un'anima
le cose che ti porti addosso
le cose che spariscono
le cose che vorresti adesso
e che non hai
Ti chiamano
e giocano
a nascondersi
nell'anima
Le cose che nessuno sa
La semplicità è una filosofia
è la capacità di entrare in sintonia
Le cose che desideri
le sanno solo gli angeli
le cose che si rompono
rivelano pericoli
le cose sussurrate a letto
sono quelle che nessuno sa
le cose che hanno dentro il vento
ascolterai
Mi inseguono
e giocano
a perdersi
nell'aria
Le cose che nessuno fa
La semplicità è una filosofia
è la capacità di entrare in sintonia
con tutto quello che gli va
cambiando sempre idea
gli eventi interpreta
è pura sincronia
(Patrizia Laquidara, Le cose
di Mancini, Kaballà, Laquidara
cd Funambola - Ponderosa 2007)
C'è un disco che mi accompagna da più di due mesi, da quando è uscito il 28 settembre: è "Una bellissima ragazza" di Ornella Vanoni. Sarà che è un disco colorato di arancione (e l'arancione è il mio colore); sarà che, tra quelle dodici canzoni, alcune portano la firma di autori che amo molto (Pacifico, Fava, Martinelli); sarà che lei, Ornella Vanoni, è sempre stata la mia interprete preferita (e qui, in alcuni testi, ha messo anche la penna). Sarà per tutto questo e anche più, ma ormai lo ascolto almeno una volta al giorno: mi fa stare bene. E anche oggi, in questo casalingo ventoso pomeriggio romano, è la colonna sonora di questi momenti.
bene così
li fermiamo qui
questa magia
quest'incanto
resta l'idea
che un attimo è durato tanto
bene così
quasi amici
anche se poi
l'emozione
mette radici
in questa storia senza nome
è bello stare vicino a te sentirsi unici tra la gente
parlarti per riscoprire che la vita è un gioco
divertente perchè
perché
non ti ho incontrato prima di una vita fa
ti avrei rubato come non si fa
ti avrei amato
come non sei mai stato
bene così
goccia a goccia
l'eternità
può aspettare
guardami in faccia
c'è un brivido da respirare
è bello chiedersi come mai
anche il silenzio ha un suo movente
gustarti senza assaggiarti mai
mandarti via per averti sempre
perché
non ti ho incontrato prima
prima che gli occhi miei
fossero il mare di ricordi che non sei
perché perché
non ti ho incontrato prima prima che fossi tu
il sogno che non si può sognare più
che i nostri sguardi
dicessero è troppo tardi
forse è tardi
(Ornella Vanoni, Bene così - testo di Ornella Vanoni e Oscar Avogadro per la musica di Mario Lavezzi - cd Una bellissima ragazza)
E oggi ci mancava solo di sentire Irene Grandi cantare questa canzone:
Sono
come tu mi vuoi
e t'amo
come non ho amato mai
Io sono
la sola
che possa
capire
tutto quello che c'è da capire in te.
Forse
se baciassi me
forse
capiresti meglio che
io sono la sola
che tu
possa amare
non lo vedi che sono a due passi
da te.
Non sai quanto bene di un anno
e non sai quanto amore sprecato
aspettando in
silenzio che tu
ti accorgessi di me
per capire
quello che già sai
che io sono
sono come tu mi vuoi
come tu
mi vuoi.
Io
sono
la sola
che tu
possa amare
non lo vedi che sono a due passi
da te.
Non sai quanto bene di un anno
e non sai quanto amore sprecato
aspettando in silenzio che tu
ti accorgessi di me
per capire
quello che già sai
che io sono
sono come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
Quella mattina anche il sole aveva deciso di andare in ferie. Lei si era alzata a fatica; con gli occhi socchiusi aveva spalancato le persiane sul vicolo silenzioso di quasi ferragosto. Stordita dai nuvoloni e dal vento, che le danno le vertigini, aveva cercato conforto in una doppia tazzina di caffè del Nicaragua. Lentamente si era trascinata sotto la doccia e aveva lasciato che l'acqua le scorresse addosso per far scivolare via il sonno e quella strana svogliatezza.
Mezzora, o forse poco più, era restata chiusa in bagno: il tempo di lavarsi, spalmarsi tutte le sue cremine e asciugare i capelli; il tempo necessario perché venissero giù fitti goccioloni che con le finestre aperte si erano fatti strada in soggiorno. Con pazienza aveva preso lo straccio e asciugato l'acqua sul pavimento. Poi aveva telefonato al bed & breakfast dove aveva prenotato una stanza per quel giorno: "Salve, qui sembra autunno. Lì, com'è il tempo?". "Qui c'è il sole, la gente sta al mare", l'aveva rassicurata la locandiera.
Bene. Allora, per stasera, vestito rosso e sandali bianchi: un vestito di cotone, con le bretelline; un vestito semplice, ma luminoso, che le disegnava il corpo esile mettendo in risalto la sua femminilità. In quell'abito si sarebbe sentita a proprio agio nell'incontrarlo. In fondo, era lo stesso modello di quello bianco e nero che lui aveva tanto apprezzato quando si erano visti un paio di settimane prima. Le scarpe però non la convincevano: meglio forse i sandali neri, ma, se avesse dovuto camminare a lungo per le stradine del paese vecchio, dieci centimetri di tacco non sarebbero stati adatti. E così, insieme con il vestito rosso, mise in valigia i sandali bianchi che hanno un tacco più comodo.
Il viaggio era stato un'avventura: pioggia, vento, rami di alberi sull'autostrada. I tergicristalli, ormai da sostituire, grattavano il parabrezza. Anche lo stereo aveva deciso di fare i capricci e i cd da viaggio, quelli che l'accompagnano in automobile in giro per l'Italia, si erano messi a saltellare. Tutto sembrava dirle che sarebbe stato meglio restare a casa.
All'arrivo l'attendevano un cielo nero, gonfio di pioggia, e raffiche di vento. Il maltempo si stava abbattendo anche lì.
Fece un giro per il paese. Voleva telefonargli, ma pensò che l'avrebbe disturbato; e, in fondo, si sarebbero visti un paio d'ore più tardi. Tornata al b&b si sdraiò sul letto a riposare. Poi, dopo la doccia, si preparò per la sera. Certo, con il vestito rosso, avrebbe sentito freddo, ma per fortuna aveva con sé un giubbino di jeans scuro che, tutto sommato, non stava male con quell'abitino, anzi. Ma le scarpe no: quei sandali bianchi, con quel tempaccio, erano proprio sbagliati. Pazienza: quelli aveva e quelli calzò.
Verso le sette e mezza, gli telefonò per chiedergli dove fosse, perché le era stato riferito che il maltempo gli aveva stravolto il programma. Il cellulare squillava a vuoto; gli mandò un sms. Nessuna risposta. Eppure lui sapeva che lei era lì. Nell'attesa, lei fece un altro giro per il paese, mangiando ciambelle fritte di farina di patate.
Erano quasi le nove quando riprovò a telefonare. Lui stavolta rispose: "Abbiamo rimandato tutto con questo tempo". "Ora dove sei?". "Riunito con gli altri per decidere cosa fare, e tu?". "In giro per il paese, al freddo". "Povero tesoro mio! Ti richiamo tra dieci minuti".
Quella sera, alle nove e mezza, lei rientrò al b&b. Restò ancora un po' truccata e vestita a guardare la tv. Sapeva che non l'avrebbe chiamata, lo conosceva bene, ma le faceva piacere pensare, dopo tutti quei chilometri, che almeno stavolta si stava sbagliando.
Si guardò allo specchio e abbozzò una smorfia di sorriso alla sua immagine riflessa. Slifò l'abito rosso e liberò finalmente i piedi dai sandali bianchi. Indossò la sottoveste di seta, si lavò i denti e andò a letto. Spense la luce. Spense la tv.
La mattina dopo si vegliò alle otto. Aveva dormito quasi dieci ore, lei che di solito ne dorme ogni notte la metà. E di questo meritato riposo a lui sarà per sempre grata.
Ti aspetto nel buio
con l’abito rosso
stretto alle spalle
le scarpe sbagliate.
Non so a chi ti accosti
a chi stringi le mani
ma ovunque rimani
io sono metà.
Perle e cristalli
riunirsi in un filo
compagni di un unico giro
che insieme invecchieranno.
Non spegne l’inverno
non brucia il calore
per chiunque ti vuole
io sono metà.
Richiuderò gli occhi
nel gelo fontane
per quanto sian profondi
i tagli asciugheranno.
Mi tengo i tuoi segni
mi spetta il tuo odore
a chiunque ti vuole
io sono metà.
(Petra Magoni & Ferrucci Spinetti, Io sono metà
di Pacifico, Magoni e Spinetti - cd Musica Nuda 2)
La notizia arriva da Copenaghen: la musica pop fa innamorare. Gli scienziati, che in Danimarca hanno condotto una ricerca sul rapporto fra musica e psiche, sostengono che gli esseri umani vengono influenzati dai suoni in maniera molto forte. In particolare, i passaggi melodici provocano la secrezione di dopamina, l'ormone del desiderio, che chimicamente predispone all'amore.
Lei pensa a quando c'erano i tulipani, a quando lui le diceva: "Sono fiero di essere tuo amico". E il loro abbraccio era caldo come il colore di quei tulipani nella stanza d'albergo.
Tonda nel ciel di maggio
come un formaggio d'Olanda
monta la luna in viaggio
ed il suo raggio ci manda
questo paesaggio che miraggio
che sogno
che sogno.
Dorme il mulino a vento
sotto la luna d'argento
dorme l'olandesino
nel suo lettino piccino
ogni cosa giace tutto tace
che pace
che pace.
Odi i fior parlar tra lor
parlano tra loro i tuli
tuli tuli tulipan
muoveranno in coro i tuli
tuli tuli tulipan.
Odi il canto delizioso
nell'incanto sospiroso
parlano d'amore i tuli
tuli tuli tulipan.
Deliziosi al cuore
tutti i sogni miei ti giungeran
e di me ti parleranno
i meravigliosi tuli tuli tuli
tuli tuli tuli tulipan.
Parlano d'amore i tuli
tuli tuli tulipan.
Deliziosi al cuore i tuli
tuli tuli tulipan.
Oggi tu
parli col suon che vien dal cuore
pieno di languore
nell'incanto dei tuoi sogni.
Oh, tenero amor...
La luna di lassù dalla cupola blu
sporge gli occhi all'ingiù
udendo questa canzon
il suo bianco faccion
si confonde d'incanto.
A lei pare
il Trio Darling
d'ascoltare
che cantano tuli tuli tulipan
tuli tuli tulipan
nel cantar questa canzone
che le Darling
ti sembreran
dai tuli tuli
tuli tulipan...
I tulipani sono ormai fuori stagione. Per questo, forse, lui non è più "fiero" di esserle amico. Le fa mancare il suo abbraccio. Risponde con il silenzio.
Le cose che arrivano dopo
ti riempiono il tempo di rabbia e preghiere.
Che hai voglia ad avere pazienza, e tenere le braccia incrociate e aspettare.
Arrivano dopo.
Le cose che arrivano dopo
ti aspettano loro nascoste per bene.
Ci passi davanti ogni sera, ti spiano in silenzio,
ti sono vicine.
Ma arrivano dopo. Arrivano dopo.
E chiedi fortuna a fortune che lasciano in fretta
e finisci all’oblio.
E il cielo perdona persone, che averlo saputo,
tradivo anche io...
E torni con gli occhi sciupati,
le lame sul cuore e due taglie di meno.
Il giorno che sto per partire per sempre
e che non ti penso nemmeno.
E torni quel giorno d’aprile
e non me lo spiego che senso ti dai.
Se non che le cose che arrivano dopo
è meglio non chiederle mai.
Le cose che arrivano dopo
le leggi nel fondo di un cuore che ama.
Ti mettono al muro e ti spiegano il senso di quelle che arrivano prima.
Ma arrivano dopo.
E chiedi fortuna a fortune che lasciano in fretta
e finisci all’oblio.
E il cielo perdona persone, che averlo saputo,
sbagliavo anche io...
E torni con gli occhi sciupati,
le lame sul cuore e due taglie di meno.
Il giorno che sto per partire per sempre
e che non ti penso nemmeno.
E torni quel giorno d’aprile
e non me lo spiego che senso ti dai.
Se non che le cose che arrivano dopo
è meglio non chiederle mai.
Non chiederle mai. Non chiederle mai.
Niccolò Agliardi, Le cose che arrivano dopo
dal cd 1009 giorni
Distanza d'asfalto bagnato; distanza di tempi; distanza di pensieri; distanza tra domande e risposte. Dietro la tenda dai colori del sole, oltre i vetri, la pioggia. Sabato lento e pigro, ascoltando Ivano Fossati, Carlo Fava, Sergio Endrigo, Umberto Bindi.
Verrà il giorno della verità
e lascerò dietro di me
il vuoto che ora è tra noi.
Vedrai, un gesto solo basterà
e troveremo in fondo a noi
qualcosa che ci legherà come una volta
Lo so, non sarà facile per te
ma poco tempo passerà
e poi rinascerà l'amore
Vedrai, un giorno solo basterà
il giorno della verità, tra noi
Vedrai, un giorno solo basterà
il giorno della verità, tra noi
Umberto Bindi, Il giorno della verità
di G.Paoli - U.Bindi
Cercando il senso di un abbraccio:
L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare
io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei
su fogli di cristallo da frantumare
E guai se avessi un coltello per tagliare
ma se avessi più giudizio non lo negherei
che se avessi casa ti riceverei
che se facesse pioggia ti riparerei
che se facesse ombra ti ci nasconderei
Se fossi un vero viaggiatore t'avrei già incontrata
e ad ogni nuovo incrocio mille volte salutata
se fossi un guardiano ti guarderei
se fossi un cacciatore non ti caccerei
se fossi un sacerdote come un'orazione
con la lingua tra i denti ti pronuncerei
se fossi un sacerdote come un salmo segreto
con le mani sulla bocca ti canterei
Se avessi braccia migliori ti costringerei
se avessi labbra migliori ti abbatterei
se avessi buona la bocca ti parlerei
se avessi buone le parole ti fermerei
ad un angolo di strada io ti fermerei
ad una croce qualunque ti inchioderei
E invece come un ladro come un assassino
vengo di giorno ad accostare il tuo cammino
per rubarti il passo, il passo e la figura
e amarli di notte quando il sonno dura
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore
e amarti per ore, ore, ore
e ucciderti all'alba di altro amore
Perché l'amore è carte da decifrare
e lunghe notti e giorni da calcolare
se l'amore è tutto segni da indovinare
Perdona
se non ho avuto il tempo di imparare
se io non ho avuto il tempo
di imparare.
(Ivano Fossati, Carte da decifrare)
L'attore Paolo Rossi in gara con una canzone inedita di Rino Gaetano. Ritorna Nada, che nel tempo sperimentato nuove strade musicali. E c'è Simone Cristicchi, "rivelazione dello scorso anno" come l'ha definito Baudo.
Ecco tutti i nomi, con i rispettivi di titoli di canzoni, dei 20 Campioni annunciati in diretta tv da Pippo Baudo:
Al Bano - Nel perdono; Leda Battisti - Senza me ti pentirai; Gianni e Marcella Bella - Forever (Per sempre); Fabio Concato - Oltre il giardino; Simone Cristicchi - Ti regalerò una rosa; Johnny Dorelli - Meglio così; Francesco e Roby Facchinetti - Vivere normale; Amalia Grè - Amami per sempre; Mango - Chissà se nevica; Piero Mazzocchetti - Schiavo d’amore; Paolo Meneguzzi - Musica; Milva - The show must go on (titolo provvisorio); Nada - Luna in piena; Paolo Rossi - In Italia si sta male; Antonella Ruggiero - Canzone fra le guerre; Daniele Silvestri - La paranza; Stadio - Guardami; Tosca - Il terzo fuochista; Velvet - Tutto da rifare; Zero Assoluto - Appena prima di partire
Ho provato un brivido quando Baudo ha pronunciato il nome di Rino Gaetano: certi artisti sono immortali; e quel genio folle di Paolo Rossi, che di mestiere fa l'attore e non il cantante, ma che a Sanremo c'è già stato con Jannacci, saprà onorare quella canzone e colui che la scrisse.
Fa piacere il ritorno di Nada che, negli ultimi anni, ha dato alla luce progetti interessanti, e quello di Fabio Concato, uno capace di scrivere - come ha detto tempo fa un suo collega - belle canzoni d'amore che parlano di amori felici e non disperati.
Ritorna pure Antonella Ruggiero, a due anni da Echi d'infinito, la più bella canzone di quel Sanremo 2005. E torna Daniele Silvestri, uno che ha sempre cose intelligenti da dire. Restando in tema di ritorni, fa tenerezza quello di un signore qual è Johnny Dorelli.
Per la seconda volta a Sanremo, stavolta tra i Campioni, c'è Simone Cristicchi, che in quella sezione sarebbe stato bene già lo scorso anno e invece gareggiò tra i Giovani.
Sono rimasti fuori cantautori come Francesco Baccini, escluso per il secondo (e forse più) anno consecutivo, anche se, in fondo, si può dire che il Festival l'anno scorso l'abbia vinto lui quando il venerdì sera diede una bella mano a Povia. E sono rimasti fuori grandi interpreti come Ornella Vanoni, con un pezzo sicuramente di alto valore, che si è fatta da parte negli ultimi giorni.
Ora aspettiamo solo di sentir cantare chi sarà su quel palco fiorito (speriamo)dell'Ariston, perché Sanremo è il Festival della canzone italiana e saranno quindi le canzoni a fare la differenza. O, almeno, così dovrebbe essere.
''Mi è stato detto che dopo il Festival la promozione ha faticato a lavorare perché questo mio non essere televisivo non ha aiutato le cose. Mi è stato detto che sono una persona fuori dalla norma, che il mio modo di scrivere è fuori dalla norma, che non ci sono, che vivo in un mondo tutto mio, che sono una persona fragile''. (adnkronos/ign)
vincitore Festival di Sanremo 2006 - categoria Giovani
"Festeggiano il mio compleanno e neanche m'invitano".
Sono appena rincasata dalla Messa di mezzanotte e voglio lasciare qui queste parole, ascoltate durante l'omelia, alle quali continuo a ripensare.
E questa ve la ricordate?
Buon Natale!
Buon Natale, Buon Natale
ma che sia quello buono
che ti porti un sorriso e la gioia di un dono
sotto l’albero stanco di frutta e di mele
è un Natale più bianco se viene la neve
e se brilla una stella cometa lassù vorrei tanto ci fossi anche tu.
Buon Natale, Buon Natale,
ma che sia quello vero
e poi zucchero e miele
e un augurio sincero
per un giorno di festa e di felicità
per ognuno che resta e per chi se ne va
e adesso mi chiedo fra tanti perché
è Natale e non sei qui con me.
Buon Natale, Buon Natale
canterò una canzone
Buon Natale, Buon Natale
qui va tutto benone
specialmente se scrivi due righe per me
e se torni c’è ancora un regalo per te
e chissà se ritorni, se resti, se vai
è Natale se tu tornerai.
(Paolo Barabani, Buon Natale)
La cantava un certo Paolo Barabani che, al Festivale di Sanremo del 1981 (quello vinto da Alice con Per Elisa), si era presentato con una canzone scritta insieme a Pupo e Reverberi che faceva così: "Hop hop hop somarello trotta trotta il mondo è bello..."
Che meraviglia! Solo questa esclamazione continuo a ripetere da qualche ora per il concerto di Samuele Bersani, L'Aldiquà, all'Auditorium della Conciliazione di Roma. La bellezza delle sue canzoni è esaltata da un'esibizione dal vivo che genera un crescendo di emozioni in oltre due ore di spettacolo, raggiungendo uno dei punti più alti - e ce n'è stato più d'uno - nell'incontro con Pacifico. E la platea del tutto esaurito esplode ogni volta in applausi che non sono soltanto di consenso, ma di partecipazione e affetto, per concludere con un grande e fragoroso abbraccio finale.
Una delirante poesia
(testo Samuele Bersani /musica: S.Bersani-R.Guarino)
La coincidenza è logica, di trovarti qua lo sapevo già in anticipo
Avevo un numero e l’ho perso, poi ho lasciato la tua fotografia su ogni tavolo
fino a che per caso un giorno ho letto un ritaglio che ti riguardava
In poche parole eccomi a sorprenderti,
torno in qualità di vecchio scheletro
intrappolato nella trincea, dissotterrato da una marea
ho superato ogni ostacolo
e sono finalmente riemerso fuori nell’ossigeno
E’ un racconto inedito da vivere prima di stenderlo
come cemento sopra le righe dritte sulle pagine da capo a margine
sarebbe inchiostro che non si imprime più
si è seccato ormai molti anni fa al primo capitolo
Un viaggio fermo in biglietteria fissato per scappare via
dalle barriere che si alzano
non servirebbe a niente adesso se non fosse valido
E’ un racconto inedito da leggerci negli occhi aprendoli
e non delimiterei un confine
prima di ripetere certe abitudini
togliamo ai gambi tutte le spine
E’ una delirante poesia in febbre leggera che ti regalo…
Devo mettermi a pensare quale piano alternativamente avrei
ma è impossibile fermare un asteroide quando è in transito
Cambi sempre titolo per non decidere, il sole intanto fatica a uscire
resta dietro la riunione delle nuove raccolte in alto sul campanile
Cambi sempre titolo per non decidere, non metti il punto per non finire
mentre avanzi a piedi scalzi nel disordine, io ti avviluppo con le mie spire